Sotto il palco

 

Che cosa volete che vi racconti? E poi, perchè dovrei far uscire dalla mia gola parole? Lo so come andrà a finire: le parole con ancora il mio sapore, ancora piene di quella nebbiolina di saliva, passerebbero tra i miei denti poi sosterebbero un attimo di fronte alla mia bocca intimorite all’idea di lasciare il caldo del mio corpo e viaggiare per tutto quello spazio freddo. Deciderebbero comunque di avanzare perchè l’alternativa è tornare indietro e ridiventare solo pensiero. Ma non arriverebbero mai al vostro cervello, le vostre orecchie sono chiuse a certi suoni e le mie parole sospese nell’aria evaporerebbero come se non le avessi mai dette. E allora mi risparmio la fatica e sto zitta.

Vi guardo, questo sì lo posso fare, siete degli esseri curiosi. Certo la mia prospettiva è diversa dalla vostra, voi state in alto, almeno … cinque gradini e una pedana. Più i troni in cui posate le vostre natiche ovviamente. State talmente in alto che anche quando entrate in quest’aula e ci si deve alzare all’annuncio dell’usciere, nessuno vi raggiunge, neanche il mio avvocato che pure è lungo 187 cm. e si solleva sulla punta dei piedi quando è il suo turno di parlare. Vi guardo e nella mia testa continua la canzone “bollicine” di Vasco Rossi; è da stamattina che mi suona tra un neurone e l’altro…”piccolo,spazio,pubblicità… cocaaa colaaa cocaaa colaaa cocaaa colaaa… bevi la coca cola che ti fa bene… bevi la coca cola che ti fa digerire… con tutte quelle tutte quelle bollicine …tan tan tatatan…” Uno di voi, il giudice a latere. E l’altro come si chiama? Anche lui sta a lato … perchè lui non è a latere?  Come è sentirsi sempre a lato? Non dietro, non davanti, sicuramente non sotto, decisamente non sopra… non so … a latere mi sembra scialbo, a latere non prende posizione. A latere non è a fianco. Ecco è soprattutto a latere che mi guarda; quello sul trono più alto che si chiama presidente no, non mi guarda e neanche l’altro che sta a lato ma non lo chiamano a latere. A latere mi guarda, sempre. Se non stesse in quest’aula al secondo posto più alto lo chiamerebbero maleducato o maniaco. Se volessi glielo potrei dire … “con tutte quelle, tutte quelle bollicine”… o potrei cantargli questa stupida canzone che mi suona nel cuore da stamattina. Chissà quanto ci metterebbero a cacciarmi da quest’aula; potrei cronometrarli…uno studio sui tempi di reazione, secondo me ci metterebbero un botto di tempo…considerato che sono abituati a reagire alla rabbia e alle lacrime ma non alle canzoni. Eppure c’ho voglia di sollevarmi e iniziare a danzare in tondo, con le braccia aperte la faccia al cielo gli occhi chiusi. Si mi piace così… “cocacola a me mi fa impazzire… e parlano di te… radio superstereoradio …. cocacola chi, io la cocacola me la porto a scuola…” e salta coi piedi in tondo e le braccia in alto…” tatatan tatatan …. cocacola sì cocacola casa e chiesa…” più veloce fino al capogiro. A latere mi fissa ancora. Forse è finto e lo mettono lì per fare compagnia al presidente e farlo sembrare più alto…oddio forse ha una paresi o forse vede i miei pensieri e non capisce perchè ho voglia di ballare questa canzone, forse sente la canzone…cristo non sbatte neanche le palpebre…forse a latere si diventa se impari a fissare quelli che stanno in basso senza battere ciglio. Voglio vedere se è vero, voglio vederlo muoversi, magari potrebbe iniziare a ballare anche lui con tutta la toga che gli vola intorno …su tutti i lati. Dai, a latere, sbatti le palpebre, sbadiglia, starnutisci. Alzati a latere! esci dal tuo lato prendimi la mano e fammi ballare, mentre il presidente fa a pezzi il martelletto e tutti cercano di fermarci. Così, con le braccia in alto e le piroette … non ti occupare di loro, a latere, ribellati cazzo. Oddio si è mosso, ha aperto un po’ la bocca, il labbro inferiore gli pende … voglio di più a latere, voglio un movimento vero. Ti sorrido e tu giri con uno scatto la faccia, ora non mi guardi più. Bene, sei vivo, e i sorrisi di chi sta sotto ti imbarazzano, non sei preparato  a questo a latere, non te l’hanno insegnato che chi sta sotto non sempre ha paura della tua immobilità. Io sono felice sai? Soprattutto oggi che misurerete la mia vita e deciderete quanta ancora ne potrò vivere, sono felice di stare qua sotto e non sopra. Sai a latere, è sotto il palco che si balla…”con tutte quelle tutte quelle bollicine… tantan tan tan…”

bradipia

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