Chi siamo (progetto e identità)

chi siamo

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I compagni che si riconoscono nel collettivo di redazione, benché provenienti da esperienze politiche diverse esprimono, con la costruzione del sito MRAS, la volontà di darsi uno strumento di analisi e di dibattito che sia accessibile ai contributi dei soggetti antagonisti in Sardegna (e fuori da essa!), a quelli della diaspora dell’emigrazione e beninteso a quei migranti che vorranno condividere questa esperienza riconoscendosi nelle tematiche anticapitaliste che saranno sviluppate.
Analizzare ed indagare la strutturazione del capitalismo contemporaneo in Sardegna non può essere un esercizio di puro e semplice studio e nemmeno la reiterazione di vecchie analisi che non sono approdate a reali processi di trasformazione dell’esistente. Al contrario può e deve essere conoscenza e ricomposizione del processo reale di resistenza all’ordine politico, sociale, culturale di questo capitalismo e dei suoi concreti gruppi di potere. In altre parole, nuova comprensione della realtà e della soggettività che attualmente, con diverse difficoltà e contraddizioni, si muove sul terreno reale della resistenza all’ideologia pervasiva del capitale.
Ciò che ci motiva non è la frustrazione storica, nemmeno una scelta esistenziale o il bisogno di vestire l’abito logoro del militante, é piuttosto la consapevolezza di vivere una fase storica che necessita del forte impegno di tutti per contrapporre la passione antagonista alla società del capitalismo nella sua forma contemporanea.
Abbiamo voglia di confrontarci senza preclusioni “a priori” con altri punti di vista.Ci siamo ritrovati con la voglia di affrancare la nostra realtà dalle tendenze più retrive, retrograde e reazionarie che sono state coltivate in questi decenni di oscenità del quotidiano, fatti di individualismo, razzismo, sessismo, militarismo, nazionalismo per costruire uno spazio di discussione.
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Ci rendiamo conto che se non si riesce a creare le interazioni tra soggetti antagonisti, potenziare le sinergie delle diverse competenze, mobilitarne le volontà addormentate, non avanzeremo di un solo passo sul terreno della costruzione di un percorso antagonista di lungo respiro.
Per questo, i nostri referenti saranno tutti quei compagni e compagne di formazione comunista o anarchica che oggi sentono la necessità di rimettersi in movimento per la costruzione di una rete di controinformazione e di elaborazione di contenuti teorici, rivitalizzazione della memoria storica e infine di presenza militante nelle lotte di resistenza anticapitalista in Sardegna.
Facciamo nostro il “pensare globale, agire locale”; quindi è qui in Sardegna che combatteremo in nome e con tutti gli oppressi.
Chiariamo: Non ci interessa niente dello stato italiano, del paese Italia, ma con i proletari italiani come con tutti quelli europei intendiamo costruire i percorsi della liberazione dal capitalismo.
La Sardegna, il suo scenario economico-sociale, è attraversata, come altri territori, dalle dinamiche e dalle contraddizioni della presente epoca di internazionalizzazione dei rapporti di produzione – consumo capitalistici e dalla crisi che stanno attraversando.
Nessun argomento sulle sue specificità può quindi prescindere dalla sua collocazione geo – strategica (europea e mediterranea) in quanto è questa la sua area dove si sviluppano e determinano le lotte, lo scontro di classe. Sia che si parli della lotta di competizione intercapitalistica per la supremazia dei gruppi di potere imperialisti, sia che si parli della lotta e dello scontro di classe con il proletariato e gli oppressi in generale.
Noi siamo internazionalisti e crediamo nella globalizzazione della lotta e della solidarietà antimperialista, per questo apriamo da subito uno spazio d’intervento sulla Palestina e in solidarietà col popolo Palestinese e con la eroica resistenza che pratica sotto le bombe dell’invasore a Gaza e in generale nei territori occupati.
Siamo internazionalisti dicevamo e di conseguenza siamo convinti che non vi è vera liberazione se non ci si libera pure di concetti di “Stato Nazione, Identità Nazionale”, strutture artificiali costruite nel loro divenire storico
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proprio dalla politica imperialista coloniale per meglio definire il contesto necessario a legittimare l’annessione e la subordinazione dei territori conquistati e da conquistare, da cui risultano tutte le aberrazioni dell’attuale geografia politica in Medio Oriente, in Centro e Nord Africa e perfino nell’Est Asiatico.
Se la fase storica successiva alla decolonizzazione è stata per molti versi un disastro, le cause vanno ricercate proprio nella spinta involutiva del nazionalismo tribale fortemente voluto e promosso dai servizi occidentali, e per capirlo basta dare uno sguardo alla situazione dei Kurdi, dei Tuareg o dei Beduini.
Ma perfino in Europa, nei Balcani, l’imperialismo ha contribuito alla frammentazione territoriale dell’ex Iugoslavia in più staterelli gestiti da élites mafiose sulla base di identità etniche abbastanza balzane.
L’internazionalizzazione dei rapporti sociali capitalistici è intimamente connessa alla internazionalizzazione dei processi di guerra.
Gli effetti collaterali della guerra in corso nel mondo non hanno confini ben delineati, tutti i popoli ne subiscono le conseguenze: nel tricontinente del Sud, nell’Est europeo, ne sono esempio la disarticolazione degli Stati-nazione non pienamente omologabili; nell’occidente sviluppato la produzione e riproduzione della “merce guerra” affiancata da una costante campagna culturale/ideologica, a volte martellante, per estorcere consenso e reprimere preventivamente i movimenti contro la guerra.
Il giogo delle servitù militari in Sardegna è certo un problema di salute pubblica, cosi come lo smaltimento dell’amianto, quello dei rifiuti, il business dell’eolico o del fotovoltaico. Ma la realtà delle servitù militari dovrebbe farci riflettere non solo in relazione alle pur giuste letture di indignazione e protesta contro l’appropriazione di ampi territori, l’utilizzo di porzioni di essi in funzione di depositi di scorie nucleari e la ricaduta sul piano dell’ambiente e della salute, ma in modo particolare con riferimento al ruolo dei campi di addestramento multidimensionali per le truppe che intervengono nelle guerre in corso, della sperimentazione dei nuovi sistemi d’arma,etc.
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Insomma, gli spazi economici, sociali e culturali dove si riversano, anche in periodi di crisi, colossali investimenti, sono il campo di confronto/scontro di tutte le frazioni di classe.
È evidente a questo proposito che tutti dobbiamo appropriarci di nuovi strumenti teorici analitici adeguati, per essere attori e non spettatori delle dinamiche dello scontro, dell’evoluzione o involuzione della progettualità. In questa direzione è indispensabile fare sintesi e memoria del patrimonio storico delle lotte di emancipazione e di liberazione del proletariato nel nostro territorio e non solo, perché lo scontro sul terreno della memoria ha carattere vitale.
Detto questo, facciamo nostre senza esitazioni le lotte per la difesa della lingua e della cultura Sarda, perché crediamo che l’identità culturale dia conto del retaggio storico di questa terra in quanto sintesi della sedimentazione delle culture diverse che si sono confrontate, scontrate poi infine ridefinite come nuove identità storiche. La nostra storia è la storia del Mediterraneo, delle genti che vi hanno migrato per millenni da una sponda all’altra, lasciando ovunque i segni della volontà di migliorare la propria condizione a dispetto dell’ordine degli imperi, le separazioni delle religioni, il razzismo degli stati moderni.
Quindi nessuna isola felice nel nostro progetto, si lotta insieme e si vince insieme, proletari, diseredati vittime della “ragion di stato” imperialista imposta con le armi o con le politiche economiche del FMI, la BM o la BCE, in quanto diritto internazionale che ha costruito confini artificiali, distrutto economie, soggiogato territori, organizzato guerre di predazione per il petrolio, i diamanti e ora anche l’acqua.
Dentro questo contesto, questa determinazione storica, si definisce la nostra identità di classe, il nostro impegno politico a resistere alle leggi del capitale multinazionale, con l’impegno di contribuire alla de-costruzione del suo impianto di dominio partecipando alle progettualità collettive che le lotte presenti e future del proletariato multinazionale sapranno mettere in atto .
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Il progetto
Esistono già diversi siti di movimento che esprimono posizioni politiche di questa o quella organizzazione o partito, il sito MRAS non corrisponde a nessuna realtà organizzativa o organizzata, ma vuole essere, appunto, una base di lavoro, uno strumento di confronto dentro lo spazio virtuale della rete, essere in definitiva luogo di elaborazione di un progetto politico che si arricchirà nel suo percorso dal movimento delle lotte proletarie, uno spazio in movimento.
Perché il virtuale deve essere al servizio del reale, cosi come la teoria deve esserlo della pratica.
L’epoca attuale è contrassegnata dalla spettacolarizzazione dell’esistenza, dalla spersonalizzazione dei soggetti.
Attraverso questa pornografia emotiva si riduce l’esperienza collettiva a miserabile esperienza da guardoni o esibizionisti svuotando la vita quotidiana del significato politico dell’esistere e resistere dentro la società capitalista.
Il proletario è solo davanti alla macchina di consenso e idiotizzazione, le élites culturali remano per spingere più veloce la barca del consenso; il pensiero unico si afferma come unico portatore di senso.
Sulle sabbie mobili del WEB si sta da tempo formando una nuova economia mercantile che sfruttando le informazioni personali messe in rete, abbastanza ingenuamente, dalla stragrande maggioranza di utenti della rete stessa contestualizza questi dati negli spazi delle varie reti sociali creando così la più grande banca dati di schedatura di massa basata sul consenso(inconsapevole?) degli schedati stessi.
In questo contesto la costruzione di un network indipendente di controinformazione si è posto dunque come una necessità.
Noi riconosciamo il potenziale mediatico della rete ed è per questo che intendiamo usarla come strumento di diffusione della controcultura proletaria della sua emancipazione dalla cultura dominante.
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Con la costruzione del sito MRAS intendiamo portare al centro del dibattito anche i temi scottanti della disoccupazione giovanile, della scuola, del lavoro, della qualità della vita, delle servitù militari, della repressione e della migrazione, del femminismo.
Ci appare chiaro che tutte queste tematiche e cento altre, sono globali e che i punti di convergenza della condizione proletaria mondiale si vanno facendo sempre più evidenti. E però il degrado, il deterioramento della realtà socioeconomica della Sardegna sembrano rispedire indietro di lustri la società Sarda tutta intera.
Non si discuterà mai abbastanza se la Sardegna sia realmente entrata nella “modernità” o se sia stata artificialmente tenuta nel limbo tardo-coloniale come pittoresca riserva di caccia o da cartolina postale, intanto il numero di giovani che riprendono a emigrare sono simili a quelli degli anni sessanta, la disoccupazione giovanile, quella femminile soprattutto, sono a livelli insopportabili, così come l’inefficienza dell’amministrazione, la disastrosa situazione della rete ferroviaria, navale e più in generale di tutte le infrastrutture.
Noi non abbiamo nessuna soluzione globale da proporre. C’è tanto da fare ed è con umiltà ma anche con determinazione che osiamo intraprendere un progetto in gran parte ancora tutto da definire.
MORAS SETTEMBRE 2014

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