Mumia Abu-Jamal da Prison Radio

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Mumia Abu-Jamal sull’incarcercazione di massa sotto un presidente nero e sul 50° anniversario del Black Panther Party.

L’ex pantera nera Mumia Abu-Jamal telefona dal carcere per discutere sull’incarcerazione di massa sotto Obama, sul diniego del suo trattamento per l’epatite C  e sul 50° anniversario del Black Panther Party e la sua piattaforma in dieci punti. “Sarà sconcertante vedere quanto  non è cambiato”, dice.

Abu-Jamal è un giornalista pluripremiato i cui scritti dalla prigione hanno raggiunto un uditorio in tutto il mondo grazie ai suoi commenti su Prison Radio e molti libri. Egli è stato condannato per l’omicidio dell’agente di polizia di Filadelfia Daniel Faulkner nel 1981, ma ha sempre sostenuto la sua innocenza. Amnesty International ha riscontrato che gli è stato negato un equo processo. Attualmente è detenuto presso la prigione di stato Mahanoy a Frackville in Pennsylvania.

TRASCRIZIONE

Si tratta di una trascrizione veloce. Il pezzo potrebbe non essere nella sua forma definitiva.

AMY GOODMAN: Abbiamo sentito in questo momento Mumia Abu-Jamal, che ha appena chiamato dal carcere in Pennsylvania. Mumia, non ci aspettavamo questa chiamata. [Puoi parlarci di cosa pensi in questo momento delle elezioni, come guardi da dietro le sbarre questa insolita stagione elettorale 2016?]

MUMIA ABU-JAMAL: Beh, ammettilo, contro qualsiasi miglior giudizio, è davvero un buon intrattenimento. Ed è incredibile. Voglio dire, questo è il reality show decisivo. È così reale, [che] è irreale. Credo rifletta, più chiaramente di qualsiasi cosa avremmo potuto immaginare, la caduta dell’impero. E, si sa, questo è il modo in cui le democrazie cadono. La storia si ripete, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Quindi, è  interessante. È divertente. È incredibile. Eccoci ancora qui.

AMY GOODMAN: L’ultima volta che ti abbiamo avuto in onda, Mumia, un giudice federale ti ha negato una richiesta per ottenere i farmaci salva-vita che potrebbero curare la tua epatite C. Ci puoi parlare della tua salute in questo momento e di cosa sta succedendo?

MUMIA ABU-JAMAL: Beh, io sono – questo è uno dei miei giorni urticanti [pieni di prurito]. Così, nonostante l’assunzione di farmaci anti-prurito, la prurigine si è rinvigorita. E insomma, non è una buona giornata. Non è un giorno favorevole. Siamo in una sorta di situazione in cui il giudice, ritengo, abbia eseguito l’atto salomonico di tagliare il bambino a metà. Il giudice ha sì stabilito che il protocollo del Department of Corrections [DOC] della Pennsylvania era incostituzionale e una violazione della Costituzione e un’incuria deliberata rispetto ai bisogni sanitari di almeno 6.000 persone nelle prigioni della Pennsylvania. Però ha anche argomentato che avevo citato in giudizio i funzionari del DOC, e che questa era una violazione di ciò che lui chiama immunità sovrana [immunità della giurisdizione]. Noi siamo rispettosamente in disaccordo.

Però ha detto che ciò che avremmo dovuto citare in giudizio era qualcosa chiamato Comitato di cura dell’epatite C. Il fatto è che fino al momento dell’audizione non sapevamo neanche che esistesse tale commissione. Così, ci sarebbe voluta tipo una magia a fermare l’audizione e dire: ”OK, quali sono i nomi delle persone di questo comitato? Noi vogliamo una reale, come dire: riconvocazione davanti a loro.” Perché abbiamo saputo della sua esistenza forse il terzo o il quarto giorno della nostra ordinanza restrittiva provvisoria di audizione. Eppure, i nostri avvocati, molto svegli e molto capaci, Brett Grote e Bob Boyle, si sono ripresentati di fronte al Comitato di cura dell’epatite C, ma anche contro i convenuti – imputati del DOC, giacchè loro avevano avuto l’opportunità di dire, come amministratori e funzionari della sanità: “No, curate questo uomo.” Hanno detto: “No, seguite il protocollo.” E il protocollo, che è stato dichiarato incostituzionale il 31 agosto, è ancora quello in uso oggi. Quindi è ancora incostituzionale.

AMY GOODMAN: Mumia Abu-Jamal, l’incarcerazione di massa oggi è un problema importante in questo paese. Sono appena tornata dalla prima del documentario di Ava DuVernay chiamato 13° sul 13 ° emendamento, la schiavitù del 1865 e l’incarcerazione di massa di oggi. Le tue riflessioni da dietro le sbarre?

MUMIA ABU-JAMAL: Beh – ricordi che ho parlato di tragedia e farsa pochi minuti fa? È una tragedia che ora stiamo contando i giorni del primo Presidente africano-americano – accento sull’”africano” – nella storia degli Stati Uniti, e che quando se ne andrà, avremo ancora il più grande incarceratore della terra all’opera, che aumenta e continua a dismettere e a distruggere e sminuire la vita di milioni di persone. Il fatto che si possa avere una presidenza nera e non si scalfisca quell’abisso infernale è sorprendente, è una tragedia su di un grande palco. La più grande-

AMY GOODMAN: il Presidente, e comunque il presidente Obama ci è andato – è il primo presidente in carica ad andare in una prigione.

MUMIA ABU-JAMAL: Sì, è andato in una prigione che era vuota, perché tutti i prigionieri erano stati evacuati dalle loro celle. Pertanto ha vagato in una sezione di prigione – sì, è vero ed è storico – ma è anche vero che ha vagato in una sezione di prigione vuota. Se in questa nazione hai il più grande tasso di incarcerazione sulla Terra, allora, perché non fai la storia non combattendo celle vuote, ma svuotandole, liberando le persone? Ed è una tragedia, perché se pensi che uno degli architetti, o perlomeno una grande mente che ha aiutato l’architetto – e ora sto parlando di William Jefferson Clinton – se pensi che sua moglie distruggerà ciò di cui va fiero – ok? – beh, sei strafatto. Voglio dire, questo non è un buon momento per essere nero in America, e non solo a causa di persone che camminano essendo nere, guidano essendo nere, corrono essendo nere, respirano essendo nere, ma a causa dell’inferno che le persone patiscono in tutta l’America. E la realtà della situazione non si sta alleviando, non sta migliorando.

AMY GOODMAN: Mumia, fra qualche settimana sarà il 50° anniversario della fondazione delle pantere nere. I tuoi commenti su questo, in qualità di ex Black Panther tu stesso?

MUMIA ABU-JAMAL: Sono felice di annunciare che stiamo ripubblicando We Want Freedom: A Life in the Black Panther Party, con un editore, un nuovo editore, chiamato Common Notions di Brooklyn. È un libro di cui sono davvero fiero, perché racconta la storia del Black Panther Party, pregi e difetti, critiche e tutto, personale e politico. E penso che in un’epoca in cui Black Lives Matter si pone come il più grande ed ampio movimento per i diritti civili degli ultimi decenni, è tempo per le persone di imparare da quel movimento i suoi punti più alti, i suoi punti bassi, i suoi errori ei suoi successi, perché se leggi i Dieci Punti del Programma che Bobby Seale e Huey P. Newton scrissero nel mese di ottobre 1966, ti spaventerai. Sarà sconcertante vedere quanto non è cambiato in 50 anni. Per citare Young Jeezy, il rapper “Stiamo ancora vivendo in un inferno.”  E così dobbiamo cambiare questa realtà. E il lavoro continua per tutti noi.

 

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