La resistenza tradita

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L’importanza dei valori della Resistenza e dell’antifascismo mettono in evidenza le crepe della cosi detta democrazia che nei suoi settant’anni di vita non si sono per nulla assottigliate o rimarginate. La storia e i numeri di questo percorso fanno davvero rabbrividire.

Nel giugno del 1946 con l’ amnistia Togliatti, sono stati scarcerati circa 4.200 fascisti e nel giro di poco tempo conseguirono l’impunità i vertici del loro Partito, i giudici del tribunale fascista inclusi coloro che gestivano le deportazioni, i torturatori e fucilatori dei prigionieri partigiani. Dopo la Liberazione, i processi per collaborazionismo riguardarono circa 45.000 persone, di cui 25.000 amnistiate subito e 14.000 liberate successivamente in varie formule. I condannati in via definitiva furono 6.000; la pena di morte fu inflitta a 259 imputati, ma quelle veramente eseguite furono appena 91. Nei primi anni ’50, cioè neanche dieci anni dopo la Liberazione, in carcere rimasero a malapena 250 carogne fasciste.

Ma il “perdonismo” della nascente “democrazia” non riguardò solo la prigionia detentiva ma anche quella della riammissione nei propri ruoli dei fascisti già condannati ed epurati in precedenza. E così con un decreto legge del ’48, vennero ripristinati perfino i benefici di carriera e di pensione ai membri della Milizia Volontaria Fascista e si reintegrarono squadristi e fucilatori nel pubblico impiego, con diritto alle mensilità arretrate. Attraverso queste maglie della “pacificazione” uscirono a testa alta: giornalisti del regime, docenti universitari, spie, funzionari di polizia, aguzzini che violentarono le donne accusate di aiutare i partigiani, criminali che incendiarono interi villaggi insieme ai tedeschi, personaggi della banda Kock, tristemente famosi per le loro atrocità. Tutti personaggi che poterono riciclarsi nelle istituzioni e nei partiti della neonata Repubblica “nata dalla Resistenza”. Grazie “all’impegno” del sindacato per la “pacificazione sociale”, perfino 1200 capireparto filofascisti vennero riassunti in Fiat e ridivennero i capetti degli operai che col sangue riuscirono in precedenza a scacciarli dalla fabbrica. Nel ’53 fu emesso un nuovo indulto presidenziale “per i reati politici e quelli a essi connessi e per i reati inerenti a fatti bellici commessi da chi era appartenuto a formazioni armate dall’8 settembre ’43 al 18 giugno ‘46”.

Fino agli anni ’60, sessantadue dei sessantaquattro Prefetti erano già stati nell’amministrazione statale del regime fascista, mentre in carcere rimanevano solo i partigiani comunisti della Volante Rossa, che non accettarono di rinnegare la loro liberazione con la vergognosa “pacificazione” imposta. Questa sorta di riciclaggio ce lo troviamo addosso quotidianamente con il marciume fascista che fa pulsare il cuore nevralgico del sistema. E così è divenuto normale vedere direttori di giornali con in bella vista il busto della merda-duce nelle loro scrivanie, il tricolore con il fascio littorio dei mercenari soldatini, ex picchiatori diventare sindaci, stragisti in doppiopetto godersi della loro borghesia, e così via.

Ma la lunga storia del “perdonismo” arriva fino ai giorni nostri grazie anche al più becero revisionismo che va da Violante al pennivendolo criminale Pansa, al governo Berlusconi sul “riconoscimento” ai repubblichini di Salò, equiparandoli a tutti gli altri appartenenti al ministero della Difesa, al nuovo “messia” Saviano che considera la carogna-boia Almirante un grande esempio di uomo antimafia, fino alla vergognosa scelta del governo Pd nel dare la medaglia d’oro al valor militare al fascista Paride Mori, con la Boldrini, ossia la terza carica dello Stato, a dare onorificenza a questa canaglia.

Tutto questo mentre la nostra (loro) democrazia imprigiona ancora oggi chi crede nel riscatto dei valori della resistenza e combatte contro le infiltrazioni nella società di bande mafiose-fasciste che il sistema alimenta e protegge nelle sue maglie del potere. Per tutto questo riteniamo sia doveroso non solo commemorare i martiri partigiani, ma rendere viva la loro presenza costruendo il riscatto sociale tramite le loro idee, rivivendo le loro scelte …

Onore a tutti i resistenti di ieri e di oggi …

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