La “primavera” in Ucraina e le Repubbliche della “ragione”

Miners rally in Donetsk

La sottomissione dell’Ucraina al capitale euroccidentale è sempre stata al centro delle varie diplomazie governative dell’Unione Europea. Dopo il crollo dell’Urss, tutti i paesi dell’est europeo, come anche dei Balcani, hanno già sperimentato le nefaste conseguenze della cosiddetta “integrazione europea” e della subordinazione agli interessi Usa e della Nato in tutta l’area. Nonostante la mobilitazione reazionaria delle masse, la rinascita di forze neonaziste e nazionaliste, foraggiate dai servizi occidentali e dalla Nato, ci sembra evidente che la lotta di resistenza in Ucraina, dopo la crisi di progettualità politica e di classe in tutti i paesi dell’Est Europa (che permane) ha bisogno di tutto il sostegno e la solidarietà possibile da parte delle istanze e delle forze progressiste, di classe e di resistenza anticapitalista dell’Europa.

La popolazione, i proletari, le forze comuniste e progressiste in Ucraina hanno messo in moto un processo di resistenza all’insieme delle strategie politiche, economiche e militari dei gruppi di potere imperialisti che vogliono trasformare questo paese in un’ennesima terra di conquista per imporre rapporti sociali di produzione e consumo favorevoli alle grandi multinazionali e al capitale finanziario.

Sull’onda lunga delle cosiddette “primavere” arabe, la piazza che cercava più democrazia e più libertà, ha covato invece nel suo grembo un mostro trasformatosi nel colpo di stato del febbraio 2014. Il lavorio svolto da entità esterne ha fatto leva sul movimento nato “spontaneo”, riuscendo a catalizzare al suo interno persino (e soprattutto) forze neo naziste, fino a poco tempo fa sepolte dalla storia. Queste forze esterne, addestrate dalla Nato e surrogate dall’imperialismo Usa, sono state determinanti per la trasformazione tout court di una delle regioni più importanti dell’area ex sovietica. La scelta del nuovo sito da destabilizzare è nata dall’interesse per una zona strategica per l’espansionismo economico–militare del Blocco Imperialista Mondiale, alle porte della Russia, capeggiato dagli States ma anche dalla Germania e a ruota dagli Stati satelliti, fra cui l’Italia, per l’appoggio incondizionato e servile. Strategico per cercare di ostacolare l’asse Putin/Cina e, da parte americana, per una “forzatura” verso la Germania per il suo interesse a tenere comunque aperti i canali della “diplomazia affaristica” con Putin; come avvenne in parte nei Balcani quando l’economia tedesca in cerca di espansione ad est, trovò il tallone di ferro Usa, che portando la guerra e lo sfaldamento della Jugoslavia nel cuore dell’Europa, ne decise il suo dominio in tutta l’area e la sua supremazia su tutto l’arco imperialista.

L’importanza strategica dell’Ucraina è costituita soprattutto dalla sua posizione di transito degli idrocarburi dalla Russia verso il resto dell’Europa e, dal punto di vista agricolo, per lo sviluppo delle coltivazioni Ogm, con un forte impatto di privatizzazione delle terre a favore delle multinazionali come la Monsanto, che ha già investito in Ucraina diverse decine di milioni di dollari.

Si calcola, infatti, che 2 milioni di ettari agricoli siano già stati svenduti ai nuovi colonizzatori esteri (al riguardo, vedi http://popoffquotidiano.it/2015/02/10/ucraina-conquistata-delle-company-occidentali/ )

Questi sono i punti chiave per cui l’Ue vuole annettersi questa parte strategica del cortile russo. A livello industriale questa scelta “europeista” per l’Ucraina sarà una catastrofe, perché la costringerà a pagare la materia prima come l’elettricità, il petrolio o il gas, non più con i prezzi “avvantaggiati” della Russia, ma con i prezzi standard europei, annientando così la competitività e portando al collasso interi settori industriali, con la conseguente spoliazione di manodopera come avvenne, anche in questo caso, negli altri paesi dell’est europeo dopo lo sfaldamento sovietico, con milioni di lavoratori “assorbiti” e sparsi in tutta Europa, sfruttati e sottopagati. In questo specifico contesto, ossia in campo industriale e agricolo, è nata una contrapposizione di classe che va oltre la lettura semplicistica di una lotta fra due blocchi imperialisti contrapposti   di un conflitto puramente nazionalista o etnico.

Nel sud-est ucraino la più significativa opposizione all’oligarchia e all’autoritarismo del governo Poroschenko–Nato, viene praticata dai proletari che si sono opposti alle privatizzazioni, al ridimensionamento dei diritti dei lavoratori, al dimezzamento pensionistico, all’aumento dei prezzi di trasporto, alla privatizzazione delle miniere, all’aumento del prezzo sull’elettricità, all’annullamento dei diritti sociali, fino alle violenze, con stragi ed omicidi mirati, su tutti quelli che rappresentavano la sinistra, comunisti in primis; la loro opposizione ha costruito, nella parte operaia del Donbass, le Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk. All’interno di queste repubbliche inizialmente era presente un po’ di tutto, dagli antifascisti seri e coscienti ai mercenari legati all’oligarchia filo russa. Nel tempo ha preso forma e forza l’esempio odierno più importante di una sorta di coalizione per la giustizia sociale, che coinvolge ormai ampi strati di popolo decisi a lottare per un futuro socialista ed egualitario, marginalizzando sempre più i rimasugli di gruppuscoli (anche di neo fascisti) legati ambiguamente alla Russia “moderna”, nati e cresciuti nel marasma dell’era post sovietica e inebriati dal neoliberismo europeo.

Una delle fasi più tristi e dure di questo conflitto nella regione del Donbass, si è avuta con l’assalto alla Casa del Sindacato ad Odessa con 48 morti ufficiali, ma si parla di almeno 100 resistenti bruciati vivi nell’assedio da parte di Pravy Sector [settore destro] ossia i paramilitari neo nazisti, usati per il lavoro sporco in Ucraina. Ormai questa escalation e le sue rappresaglie sono quotidiane e son sempre più comuni le immagini dei blindati con effige e gagliardetti nazi bene in vista. Per la prima volta dalla fine del franchismo, un governo europeo sta legittimando, avallando ed aggregando nel suo apparato forze mercenarie interne e straniere di dichiarata matrice neonazista. Basti pensare alla presenza dei cosiddetti foreign fighters, mercenari che non amano essere definiti tali, ben armati, addestrati e finanziati, appartenenti alle varie destre rossobrune di Svezia, Finlandia, paesi Baltici, Francia, Spagna e Italia, ma anche russi e canadesi, tutti volontari di chiara ispirazione nazi-fascista, presenti ufficialmente e non in Ucraina fin dai tempi di Piazza Maidan, unitamente alle forze armate vere e proprie straniere, autorizzate alla permanenza in via ufficiale in territorio ucraino, appartenenti in questo caso ai paesi NATO e in particolare agli USA. In questo contesto si collocano le operazioni di destabilizzazione dell’Ucraina, ormai all’ordine del giorno. Ma la resistenza continua ed è sempre più determinata ed organizzata. Uno dei gruppi resistenti più significativi è l’ormai famosa Brigata Prizrak, al cui interno si muove l’Unità 404 dei Comunisti Combattenti, una formazione apertamente comunista. Ed è la componente della lotta di classe e antimperialista maggiormente sotto il mirino del nemico, perché maggiormente impegnata nel combatterlo. Proprio alcuni giorni fa è morto uno dei suoi più prestigiosi comandanti, Alexei B. Mozgovoy, saltato in aria in una mina piazzata dai nazisti. Il comandante Mozgovoy è diventato un’icona e un esempio per la lotta di liberazione.

Leggendo il comunicato redatto dal fronte di liberazione dell’ucraina si può notare una svolta sostanziale nei confronti dell’ortodossia sovietica, una sorta di “nuova epoca” dove i comunisti non hanno nulla da recriminarsi ma, anzi, sono la nuova linfa e la forza determinante per la lotta antifascista, antinazista e antimperialista in Ucraina. http://contropiano.org/articoli/item/25397.

Intanto proprio in questi giorni si è costituita una nuova formazione denominata Opposizione di sinistra, che racchiude il Partito comunista di Ucraina, il Partito Progressista Socialista, il Partito del Lavoro e l’Unione degli ufficiali sovietici che insieme hanno sottoscritto una sorta di carta di intenti dove i punti salienti sono i principi del potere popolare, la giustizia sociale e l’antifascismo. Insomma sia i combattenti in armi sia la sinistra istituzionale stanno cercando di arginare la recrudescenza dittatoriale dell’oligarchia ucraina, sempre più soggiogata dalle maglie imperialiste e sempre più ammantata da connotati nazisti.

Ciò che è avvenuto in Ucraina dimostra, evidentemente, che le piazze colorate o “tossiche”, come qualcuno le ha definite, lasciate senza una guida forte, di classe e marcatamente antimperialista, non faranno altro che aiutare i meccanismi destabilizzanti che porteranno i frutti direttamente alla famelica “bestia” neo coloniale, che ha sempre più bisogno di nuove aree per la sua sopravvivenza. Le Repubbliche Popolari del Donbass stanno almeno cercando di rendere quei frutti sempre più amari, con la speranza della liberazione definitiva. La resistenza dei compagni ucraini è di esempio per tutta l’Europa, Una delle frasi che più si sentono fra il popolo ucraino è che “nessuno si aspettava una escalation nazista a questi livelli, e che purtroppo tutti eravamo impreparati”. Un monito che ormai riguarda tutti.

 

Solidarietà con le Repubbliche Popolari del Donbass.

Onore a tutti i resistenti antifascisti e antimperialisti.

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