Mohamed e la Cella 36

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(Bambini palestinesi 2)

Continuando il viaggio degli orrori in Palestina, non possiamo non soffermarci, per l’ennesima volta, sulle nefandezze degli aguzzini sionisti nel colpire ripetutamente i minori palestinesi. La brutalità nazista dell’occupante non ha più limiti, ormai ed acceca sempre più la comunità mondiale, sempre più distratta e ancor più sottomessa alle logiche del nuovo dominio mondiale, dove i sionisti sono partecipi in primo piano.

Gli adolescenti palestinesi vivono l’inferno sia per le strade, sia nelle carceri sioniste. Qualche giorno fa un ragazzo di 17 anni, fermo in uno dei tanti check – point, viene ucciso con una pallottola in testa. Si chiamava Mohamed al-kasbah, era in fila per andare a pregare alla moschea di al-Aqsa, a Gerusalemme est. Nel 2002, due fratelli di Mohamed, Yasser e Sarem, venivano trucidati dai soldati di israele, nel campo profughi di Qalandiya. Proprio in questi giorni si commemorava l’uccisione del giovane, sedicenne, Mohamed Abu Khdeir, sequestrato e arso vivo il 2 luglio dell’anno scorso, da tre coloni fascisti. Nuovi lutti, ennesime commemorazioni, dolore infinito e tanta rabbia.

Nel carcere di Al Jalami, nel nord di israele si rivive la peggior nefandezza che la brutalità umana ha perpetrato nella storia, che riporta alla memoria la tristezza e l’orrore dei campi di sterminio. Un bambino, un quindicenne, racconta la durezza della Cella 36, divenuta ormai famosa; l’incubo di tutti i bambini palestinesi. La cella è appena più grande di un lurido materasso presente al suo interno, pieno di sangue, sporcizia e urina. I bambini vengono rinchiusi per settimane o mesi, la luce rimane accesa giorno e notte per non lasciarli dormire, non ci sono finestre e il bagno alla turca è praticamente una fogna aperta e maleodorante. I bambini dalla Cella 36 vengono spostati lungo uno stretto corridoio buio, fino ad una stanza dove i giovani vengono incatenati ad una sedia e interrogati per ore. Il quindicenne imprigionato ha trascorso 65 giorni in questa cella; la sua colpa è stata di lanciare pietre dopo l’ennesima retata sionista con provocazioni e saccheggi. Fra le torture e le minacce, i bambini vengono apostrofati con i vari “figli di puttana” o “figli di cane”, vengono sputati addosso e costretti ad accusare i loro compagnetti o familiari, vengono bendati per ore e per giorni non vedono neanche i loro genitori.

Dal 2008 la DCI, Defender for Children International, l’associazione internazionale che si occupa dei maltrattamenti sui minori, ha raccolto la testimonianza di oltre 400 minori palestinesi rinchiusi nelle carceri militari di israele e tutti raccontano maltrattamenti simili, subiti dal bambino rinchiuso nella Cella 36. stiamo parlando di bambini ed adolescenti tra i 12 e i 17 anni …

Tutte le dichiarazioni confermano gli arresti notturni, noti anche come rapimenti e parlano di mani legate con le fascette di plastica sega-polsi, occhi bendati, minacce e abusi fisici e verbali, assenza dei genitori durante gli interrogatori.

Un orrore senza fine, un’infamia storica e umana, dove gli aguzzini riescono ad elevarsi, in seno ad un mondo privo di memoria, a paladini di una democrazia da esempio; democrazie costruite dalla belva imperialista che col sionismo trova la sua arteria pulsante. Belva da ostacolare con tutte le forze disponibili, fino alla sua fine.

 

Col sangue agli occhi e con i bambini palestinesi nel cuore.

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